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La storia del professor Taticchi: l’italiano under 40 più influente al mondo

Mar 10, 2021

«Non mi sento più un cervello in fuga, però lo sono stato. Quello dei cervelli in fuga è un problema mal posto: il tema non sono i giovani che vanno all’estero a fare carriera, ma i giovani stranieri che non vengono in Italia a fare altrettanto, l’Italia ha bisogno dello scambio dei cervelli». Questo il pensiero di Paolo Taticchi, espresso nella sua recente intervista sul Sole 24 Ore, giovane professore universitario dell’Imperial College e di UCL a Londra, l’italiano under 40 più influente al mondo. Dottore in ingegneria meccanica, ha dovuto andarsene dall’Italia perché venisse riconosciuto il suo valore.

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Spendere per l’istruzione dei figli

«Non vengo da una famiglia particolarmente benestante: mio padre è professore di chimica, mia madre docente al liceo. Ma, da insegnanti, hanno sempre avuto il pallino dell’istruzione» ha sottolineato Taticchi, spiegando come il business camp a Boston a cui lo iscrissero da giovane i genitori servì per familiarizzare fin da subito con contesti internazionali. «A Boston mi ritrovai tra coetanei che erano la crème della società: discendenti dei Medici e dei Visconti Sforza, membri della famiglia reale Saudita…» ha raccontato il professore. Da questa esperienza il suo primo grande insegnamento: non c’è investimento migliore di quello sul capitale umano.

Laureato in ingegneria meccanica nel 2005, nella sua Perugia, dopo sei mesi trascorsi in Inghilterra per redigere la tesi, riceve una telefonata da Piero Lunghi, giovane professore dell’ateneo umbro e suo mentore che aveva selezionato una squadra di studenti brillanti. «Mi prende con sé e mi spedisce a New York, dal professore indiano Kashi Balachandran di NYU-Stern» ha raccontato al Sole 24 Ore Taticchi. Balachandran era il guru mondiale nel controllo di gestione, prossimo alla pensione: il suo ultimo studente sarà proprio Taticchi che da questo momento «inizia a sognare e a costruire il proprio network professionale».

Il dramma, i successi e il sogno nel cassetto di Taticchi

Quando tutto sembra andare per il meglio, però, il dramma: il professor Lunghi, a soli 34 anni, muore in un incidente stradale. Il giovane perde il suo mentore e decide il rientro in Italia, con un’idea innovativa: lanciare la prima summer school dell’università di Perugia a New York. Taticchi vola quindi negli States: si iscrivono in 45, da 8 Paesi. Il progetto riesce così a sostenersi, a dispetto dello scetticismo iniziale. Forte del successo ottenuto, Taticchi convince allora l’università di Bradford, ad aprire un MBA a Spoleto, in collaborazione con l’ateneo umbro.

Un risultato senza precedenti, che però non gli garantisce la conferma della cattedra: il ragazzo che non ancora trentenne aveva già ottenuto considerevoli riconoscimenti professionali, si ritrova senza posto di lavoro: «Il mio contratto da ricercatore non viene rinnovato per errori amministrativi e per le immancabili pastoie politiche locali» ha raccontato con amarezza nell’intervista al Sole. A questo punto la partenza per Londra e la nuova scalata al successo.  Al giorno d’oggi è professore all’Imperial College, prestigiosa università di Londra ed è stato inserito nella classifica mondiale di «Poets&Quants», tra i 40 professori di business school sotto i 40 anni. Insignito dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella dell’onorificenza di Cavaliere, nel 2019 ha conseguito il premio per i giovani talenti dalla ICCIUK, la Camera di Commercio italo-britannica.

Il suo sogno nel cassetto per gli anni a venire? Tornare nel suo paese e aprire una Business School tutta sua, magari tra le colline dell’Umbria, l’amata terra natia. Un progetto da dedicare al suo mentore, il professor Lunghi prematuramente scomparso. Nonostante le tante vicissitudini Taticchi ha sottolineato l’attaccamento per il suo paese d’origine «l’Italia affascina sempre tutti e ha un grosso potere di attrazione sugli stranieri», la location ideale per il progetto futuro del brillante professore. Un vanto per il Belpaese nel mondo.