Pochi mesi fa il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Innovazione tecnologica, Alessio Butti, aveva parlato dell’intenzione del Governo di spegnere gradualmente lo SPID, ovvero le credenziali che da diversi anni oltre 30 milioni di italiani utilizzano ogni giorno per interfacciarsi con i servizi digitali della pubblica amministrazione. Sulla stampa si è tornati a parlarne dal momento che sul calendario inizia ad avvicinarsi un’importante scadenza: il 22 aprile, infatti, termina la proroga dei contratti agli 11 gestori che offrono gratuitamente agli utenti la possibilità di ottenere e utilizzare lo SPID. Sono TeamSystem, TIM, Register.it, Sielte, Poste Italiane, Namirial, Lepida, Intesa, InfoCert, Aruba e Etna Hitech.

Lo SPID non può essere un servizio a pagamento, dal momento che si tratta di credenziali necessari per accedere a tantissimi servizi pubblici digitalizzati dalla PA. Di recente si è anche tenuto un incontro tra l’ad dell’Agenzia per l’Italia Digitale, Francesco Paorici, e le 11 realtà che offrono lo SPID. Lo Stato ha riconosciuto loro un milione di euro all’anno, ma non è più ritenuto sufficiente per far fronte a costi operativi (ne occorrerebbero almeno 50 da suddividere). Non è comunque detto che lo SPID verrà cancellato e ancora non sono chiari i passaggi di una ipotetica fusione con la Carta d’Identità Elettronica.

Di dati e digitalizzazione della pubblica amministrazione si è parlato di recente alla tavola rotonda di City Vision tenutasi a Roma il 21 febbraio. Qui trovate il video riassunto e gli spunti raccolti dai numerosi speaker che hanno preso la parola. Accedere ai servizi della PA in maniera digitale non può essere ritenuto un optional e dall’immediatezza dello SPID si spera di non tornare indietro. Alcune indiscrezioni parlano di un possibile lancio della Identità Digitala Nazionale, ma non è chiaro se si tratterà soltanto di un rebranding che manterrà il servizio identico per gli utenti o se ci saranno invece modifiche sostanziali.

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