In estate certe città si popolano e altre si svuotano. Il turismo di massa inietta milioni di persone nelle località di vacanza, lasciando grandi e medie città in un tempo sospeso. Per molti non c’è momento migliore per lavorare: ritmi più lenti e traffico quasi inesistente. Su Bloomberg è stato raccontato un caso particolare, che riguarda la città di Wolfsburg, in Germania. Siamo nella Bassa Sassonia, non troppo lontani dalla capitale Berlino. Qui ogni anno la fabbrica della Volkswagen chiude per tre settimane, portando le decine di migliaia di dipendenti altrove. La presentano ancora come una città-azienda: su 130mila abitanti 60mila lavorano negli stabilimenti. Durante la pausa estiva il traffico cala dell’80% e molti esercizi commerciali chiudono cogliendo l’occasione per andare in ferie. Ma non è soltanto questo l’elemento che rende Wolfsburg una città interessante.

La storia di Wolfsburg racconta delle origini della motorizzazione moderna e di quanto diversi centri urbani si siano sviluppati attorno a grandi fabbriche. In un’Europa costellata di comuni fondati dai romani e che ancora oggi custodiscono meravigliosi centri storici di epoca medievale, fa impressione sapere che ci sono città con meno di cento anni di età. Nel suo anno zero, il 1938, Wolfsburg non si chiamava così: i nazisti l’avevano battezzata come Stadt des KdF-Wagens, ovvero città delle automobili Kdf, acronimo che significa forza attraverso la gioia. Qui il Führer ha voluto avviare la produzione delle auto del popolo. L’anno prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, la fabbrica d’auto è riuscita a realizzare alcuni modelli di automobili, per poi convertirsi rapidamente a una produzione bellica con aeroplani e altri mezzi per l’esercito di Hitler.

Nel 1945, terminato il conflitto, gli Alleati hanno liberato quella parte di Germania, e la città in questione è diventata Wolfsburg, dal nome del suo castello. In quello stesso anno in città è anche nata la squadra di calcio che oggi milita in Bundesliga. Nel 1955 Volkswagen ha festeggiato la milionesima auto prodotta, in anni fondamentali a ridosso di quello che in Italia viene ricordato come il boom economico, una delle cui caratteristiche è stata proprio la motorizzazione di massa. Pochi anni dopo è la stessa azienda tedesca a fondare una propria società immobiliare che andrà a investire 40 milioni di marchi per costruire case per i dipendenti. Sono stati molti gli italiani emigrati in Germania per andare a lavorare in quella realtà.

Oggi come tante altre città anche Wolfsburg sta affrontando percorsi di trasformazione verso modelli di smart city. Una città nata attorno al concetto di automobile ha di fronte sfide importanti. Nei mesi scorsi si è avuta conferma di un piano di ristrutturazione strategica: con le transizioni ecologiche e tecnologiche in corso le aziende stanno prendendo le contromisure per rimanere competitive sul mercato.

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