Nel 2021 la parola chiave del panorama tecnologico era metaverso. A distanza di due anni l’entusiasmo si è parecchio ridimensionato e non è facile intuire quale sarà la prospettiva di questo non-luogo digitale. Mentre Meta e altre Big Tech ci stanno lavorando, sarebbero centinaia le città che in tutto il mondo hanno in cantiere progetti. I dati sono stati pubblicati da ABI Research: entro fine decennio saranno 700 le città che avranno introdotto un metaverso urbano. Nella maggior parte dei casi rientra sotto questa definizione anche la soluzione dei gemelli digitali, ovvero programmi in grado di replicare un quartiere, una via o edifici pubblici grazie a sensori. Così facendo le città dovrebbero manutenere meglio, capendo dove intervenire anche in un’ottica predittiva.

Il caso più importante portato a esempio per il metaverso urbano è quello di Tampere, comune finlandese, che ha definito pochi mesi fa la propria Metaverse Vision 2040. Entro i prossimi 15 anni ci si attende che tecnologie come i digital twin, l’Internet of Things e l’ibridazione del digitale nella vita di tutti i giorni permettano un cambio di paradigma. Nelle progettualità giocherà un ruolo fondamentale anche l’intelligenza artificiale, che potrebbe abbattere le barriere linguistiche e favorire una maggiore integrazione con persone straniere, turisti e non.

In Italia sono stati messi in campo alcuni timidi esempi di metaverso urbano. Citiamo il caso di Albaredo per San Marco, battezzato primo metaborgo d’Italia. Su più ampia scala è stato  ricordato da ABI Research anche il caso di Roma con ROAD. Agli Stati Generali delle città intelligenti di Padova (qui per rivedere i vari panel dell’evento) il metaverso non è stato tra i temi centrali, ma si è molto parlato di quanto il digitale possa facilitare la vita delle persone nel proprio rapporto quotidiano con la PA. Se un domani metaverso produrrà qualcosa di utile, City Vision sarà senz’altro lì a raccontarne le buone pratiche.

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