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L’inquinamento pesa sul futuro delle smart city. I numeri del report della Rome Business School

Tra i temi che City Vision ha posto sempre in cima all’agenda del dibattito sulle città intelligenti, c’è quello della transizione ecologica. Dentro questo contenitore non ci sono soltanto le tecnologie che rivoluzioneranno il futuro green delle città, ma anche i dati sulle condizioni attuali in cui vivono e respirano milioni di cittadini in Italia. La Rome Business School ha da poco pubblicato un report approfondito dal titolo “Smart cities e qualità dell’aria. I centri urbani italiani tra crescita sostenibile e buone pratiche di mobilità”, che potete scaricare a questo link. Se è vero che nel mondo non sono quelle europee le città più inquinate e inquinanti (la maglia nera spetta alla Cina), d’altra parte sarebbe sbagliato considerare il vecchio continente come promosso su tutti i fronti. Se guardiamo all’Italia, la ricerca evidenzia ad esempio una nota preoccupante che suggerisce un peggioramento dei livelli di smog. “Crolla quasi ovunque il trasporto pubblico, primo e più evidente segnale della crisi determinata dalla pandemia. Solo Milano tra le grandi città riesce a “reggere” segnando una evidente e positiva controtendenza”.

Nei primi mesi della pandemia la scienza ha evidenziato la correlazione tra il maggior rischio di contrarre il coronavirus e la pessima qualità dell’aria. D’altra parte la questione va al di là della pandemia e riguarda il futuro delle città in ogni parte del mondo, luoghi dove oggi risiede il 55% della popolazione mondiale. Le proiezioni sul 2050 riferiscono che quella quota è destinata a raggiungere il 68% (parliamo di 2,5 miliardi di persone in più che si sposteranno dalle aree rurali a quelle urbane), con migrazioni che riguarderanno al 90% continenti come Asia e Africa. Di fronte a uno scenario simile va compreso il peso sulle emissioni derivante dalle città, per capire come ridurlo. “A livello mondiale, si stima che circa il 52% delle emissioni mondiali di gas a effetto serra derivino “solo” dalle prime 25 città che compongono la classifica” pubblicata nel rapporto.

La città che produce maggiori emissioni al mondo è Handan (Cina) seguita da Shanghai (Cina) e Suzhou (Cina). Gli esperti sottolineano che, tra le concause di questa situazione, non vanno dimenticati gli effetti della delocalizzazione. Grandi, medie e piccole aziende hanno scelto l’Asia per produrre una quantità sterminata di prodotti, attratti dal basso costo del lavoro e dalle comodità della globalizzazione. Ciò, gradualmente, ha però contribuito a rendere la Cina la fabbrica del mondo che produce quella parte di inquinamento richiesta dall’Occidente per realizzare ciò di cui ha bisogno. Tornando alla classifica, in Occidente soltanto New York compare tra le 25 città con maggiori emissioni al mondo.

In Italia molto è stato fatto negli ultimi anni da parte delle amministrazioni e dei cittadini. Più consapevoli e sensibili su determinate questioni, hanno contribuito a cambiare il volto delle città con azioni quotidiane. Se è vero che l’Europa ha casi studio d’eccellenza per quanto riguarda la mobilità sostenibile (si pensi al nord Europa), ma anche l’economia circolare (l’Italia è tra i migliori nel vecchio continente), certi dati impongono un impegno ancora maggiore. “Nonostante negli ultimi dieci anni si sia registrato un netto miglioramento della qualità dell’aria in Europa, compresa l’Italia – conclude lo studio – nelle ultime valutazioni annuali effettuate dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (EEA 2022) è emerso come l’esposizione al particolato fine causi circa 400mila morti premature all’anno nei 41 Paesi europei, di cui circa 50mila solo in Italia”.

Notizia pubblicata il:

06/09/22