Open Stage

Un'app per musicisti e creativi

Ugo Vivone

Ceo Open Stage

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Startup a impatto sociale, Open Stage offre un'app per prenotarsi il proprio spazio nelle città (piazze e vie) dove esibirsi in regola


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I musicisti scaricano l’app e prenotano l’angolo nella via e nella piazza dove esibirsi, a un determinato orario. In alcuni casi c’è poi la possibilità di agganciarsi a un mixer assicurato all’interno di totem distribuiti in luoghi strategici della città. Open Stage è una startup innovativa a impatto sociale che si basa su una piattaforma informatica al servizio dei creativi e dei comuni che vogliono dare una riconoscibilità agli artisti di strada. «Durante la pandemia le città si sono spopolate e quel che notavamo era l’assenza dell’anima artistica che pulsa nelle piazze. So quanto può essere importante la musica». Ugo Vivone è il Ceo di Open Stage, startup che fa parte dell’Innovation District di City Vision. Al momento i suoi servizi sono attivi in comuni come Milano, Biella, Pisogne, Bologna e Pisa e molte altre collaborazioni sono in cantiere.

Open Stage: come funziona

L’artista che vuole accedere ai servizi gratuiti che Open Stage offre deve semplicemente inserire il proprio profilo sull’app, fornire link a Spotify o altre piattaforme per dare modo alla startup di fare le opportune verifiche. Nel giro di 48 ore è poi possibile prenotare il proprio angolo dove esibirsi. «Se il comune lo richiede possiamo installare anche totem con dentro un impianto audio dotato di mixer e casse. Funziona esattamente come un monopattino in sharing: si sblocca tramite app».

L’obiettivo, come ci ha spiegato Vivone è «dare un’opportunità alle giovani generazioni di mettersi in gioco». Open Stage non è rivolto soltanto ai musicisti, ma anche a ballerini, creativi, associazioni che prenotano senza alcuna spesa il proprio slot sapendo che è il comune stesso a caldeggiare le loro attività. «Il servizio è pagato da due soggetti: PA e sponsor».

Il servizio per le città

I punti di Open Stage dove gli artisti possono esibirsi sono visibili grazie ad adesivi o in alcuni casi geolocalizzati sull’app. «Stiamo facilitando il lavoro delle PA: per essere in regola le persone dovrebbero altrimenti chiamare, compilare moduli e impiegare tempo». Accedendo a Open Stage tutte queste pratiche vengono invece svolte dalla startup. Su Milano sono attivi 90 talenti e molti altri popolano le altre città.

Le norme di utilizzo sono poche ma chiare per permettere a tutti di esibirsi. Ad esempio non si può occupare una postazione oltre un tot di volte così da garantire un’equa rotazione. Inoltre i mixer vengono regolati in base alle esigenze dei comuni per quanto riguarda il limite dei decibel. Grazie al digitale punti delle città diventano automaticamente luoghi di aggregazione potenzialmente per chiunque. «Gli stessi comuni, grandi e piccoli, possono utilizzare il nostro servizio per tenere eventi».

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