La pandemia ha in parte trasformato l’aspetto di molte città, in Italia e in Europa. Una delle prime misure adottate durante il lockdown nel 2020 è stata l’introduzione delle ciclabili pop-up, piste tratteggiate lungo le carreggiate che in alcuni casi sono poi state confermate e inserite nella rete bike friendly urbana (è il caso di Milano). Ma anche sui mezzi pubblici la PA ha cercato di investire, rendendo convenienti il tpl e gli spostamenti su ferro per i pendolari che avrebbero così potuto fare a meno dell’auto, risparmiando sul portafoglio. La Germania ha fatto scuola con l’introduzione dell’abbonamento mensile a 9 euro durante l’estate del 2022: tantissime persone hanno così potuto viaggiare sui treni regionali e sui bus cittadini spendendo una cifra a dir poco conveniente. I critici lamentavano i costi (2,5 miliardi di euro) e suggerivano che sarebbe stata una misura spot. Ma a giudicare dagli ultimi sviluppi non sembra: in Germania è stato infatti raggiunto l’accordo per confermare l’abbonamento a 49 euro al mese fino alla fine del 2024 per chiunque voglia usufruire dei mezzi pubblici e dei treni regionali.

Il Deutschlandticket, questo il nome della misura, è stato acquistato da oltre 11 milioni di persone, l’8% delle quali non aveva mai usufruito prima dei servizi pubblici per gli spostamenti quotidiani. A livello cittadino misure simili hanno senz’altro un costo per quanto riguarda le entrate, ma consentono anche di ragionare sul medio lungo periodo, abituando la popolazione a nuove modalità di spostamento. Stando ai dati, gli abbonamenti a 49 euro mensili hanno evitato 1,8 tonnellate di emissioni di CO2 nell’atmosfera. Rispetto alla transizione ecologica e alla mobilità City Vision ha dedicato tavoli di lavoro ed eventi durante i roadshow per raccontare e ascoltare le best practice in Italia.

I cambiamenti richiedono senz’altro investimenti, ma anche compromessi a livello individuale. Lo status quo è nemico delle riforme e in ambito urbano le resistenze talvolta risultano come ideologiche. Facciamo il caso di Bologna, comune che ha deciso da tempo di diventare una città 30 imponendo un limite di velocità su buona parte delle strade urbane per migliorare la sicurezza ed evitare vittime in caso di incidenti. I dati dimostrano chiaramente che circolare a 30 km/h non genera in alcun modo ritardo o ingorghi, anzi rende il traffico più fluido.

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