Nel secolo scorso New York è stata teatro di una vera e propria corsa verso il cielo: decine e decine di edifici ne hanno disegnato la skyline che ancora oggi continua ad aggiornarsi, anno dopo anno, con nuovi grattacieli a formare uno shangai verticale. New York è famosa anche grazie a loro, ma studi recenti suggerirebbero che i suoi giganti sarebbero in parte responsabili del graduale sprofondamento della città, il cui terreno viene messo a dura prova da un peso di quel genere (difficile immaginarselo, ma in numeri si aggira intorno alle 760 milioni di tonnellate). La US Geological Survey ha di recente pubblicato una ricerca nella quale si calcola che in alcune zone di New York la città starebbe sprofondando di più rispetto agli 1/2 millimetri annui e questo perché alcuni grattacieli sono stati costruiti su terreni argillosi.

Affacciata sull’Atlantico, New York è una delle tantissime città che in futuro dovranno affrontare le gravi conseguenze dell’innalzamento di mari e oceani. La crisi climatica ha già avuto effetti drammatici su diversi contesti urbani e non: in Indonesia, ad esempio, il governo ha deciso di togliere il titolo di capitale a Giacarta, minacciata dal climate change. Tornando negli USA, la ricerca sulla Grande Mela ha aggiornato il dibattito aggiungendo complessità: le città, pare scontato evidenzialo, hanno un peso sui terreni sui quali sono state costruite.

Trovandosi a 1/2 metri sopra il livello del mare, New York è evidentemente esposta a rischi inondazioni nei prossimi decenni e, come ricorda il Post, dal 1950 il livello delle acque si è alzato di 22 centimetri, cifra superiore alla media globale. Tra le zone più esposte c’è la parte sud di Manhattan. In generale oltre il 90% degli edifici (non soltanto grattacieli) costruiti in queste aree non è adatto a rispondere alle inondazioni.

A City Vision ci siamo da poco occupati del tema Architettare città intelligenti, a Milano. L’urbanistica e in generale gli spazi pubblici sono questioni fondamentali per la PA anche in ottica di mitigazione degli effetti dei cambiamenti climatici. Sulla base della ricerca, che ha portato dati sul peso dei grattacieli in città che sprofondano più alla svelta, sarebbe opportuno che in futuro questi edifici vengano realizzati in aree meno esposte, su terreni adatti e lontani dall’esposizione all’acqua marina che tende a corrodere l’acciaio.

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