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Dottorato sulle smart city all’Università degli Studi di Padova. L’intervista alla professoressa Silvia Rita Sedita

C’è tempo fino al 4 agosto per presentare un progetto di ricerca inerente le smart city e potersi aggiudicare la borsa per un dottorato all’Università degli Studi di Padova. Il PhD programme in Economics and Management ha una durata di quattro anni, nel corso dei quali la persona selezionata frequenterà corsi verticali di alta formazione. «Dopo gli esami si penserà al lavoro di tesi – ci ha spiegato la professoressa Silvia Rita Sedita, responsabile scientifico del progetto -. In questo caso la tesi è vincolata: dovrà riguardare le città intelligenti. In più è previsto anche il supporto di Blum, dove verrà svolto un periodo di ricerca sulle smart city. È un bando speciale ad hoc realizzato grazie al PNRR». Come da sempre intendiamo il dibattito sulla transizione digitale e su quella ecologica, anche l’Università di Padova ha condiviso una linea di ricerca che non va a privilegiare per forza i grandi centri urbani, dove la tecnologia spesso non manca. La sfida delle smart city riguarda soprattutto i territori, le periferie, le aree interne.

«Siamo più che felici di questa collaborazione con l’Università degli Studi di Padova – ha commentato Domenico Lanzilotta, Co-Founder di Blum. Business as a medium e direttore responsabile di City Vision -. City Vision nasce come una piattaforma di notizie e di eventi dedicata alla città intelligenti, forte anche di un continuo scambio e confronto con il mondo accademico. Il dibattito sulle smart city ha bisogno di competenze e studio che aiutino a portare a terra i modelli vincenti».

“Il concetto di smart city è spesso associato all’implementazione di tecnologie intelligenti – si legge nel bando nel dottorato -. Tuttavia, è estremamente riduttivo far coincidere lo sviluppo sostenibile di una città con la sua infrastruttura digitale. Il progetto di ricerca intende partire dalla nozione classica di città intelligente come città digitale per includere il lato umano e sociale della pianificazione urbana”. Come ci ha spiegato la professoressa Sedita il lavoro di ricerca per chi frequenterà il dottorato sarà anche dedicato alla stesura di articoli accademici. «Verranno pubblicati e proposti a riviste internazionali, oltre che presentati a convegni. Il dottorando ha poi il vincolo di un visiting all’estero fino a sei mesi presso un’università».

Esperienza in Italia e all’estero proprio per raccogliere più materiali e spunti possibili ad alimentare il dibattito e la consapevolezza su come le città devono evolvere per includere e non escludere. «Finora si è parlato di smart city per via della tecnologia – ha aggiunto Sedita -, ma quello che si deve considerare sempre più è l’aspetto umano, l’interazione tra cittadini e portatori di interesse. Questi aspetti vanno valutati a livello comparativo. Non guardando soltanto ai grandi centri, ma a smart city a livello periferico, in aree rurali e in città meno popolose. Questa è la sfida: non aver sempre in mente i grandi centri, ma aprire lo studio a centri di diversa misura».

Di esempi di città intelligenti e di soluzioni smart è piena l’Italia, così come il resto del mondo. «L’agenda digitale deve essere calata sul territorio – ha concluso Sedita -. Dovrebbero esserci diverse geometrie che vadano a scoprire per ogni realtà qual è una possibile traiettoria di sviluppo. Si assiste in diverse parti del mondo a community zero waste: in Giappone, ad esempio, il primo comune di questo tipo si trova su un’isola poco popolata e periferica. Credo che la periferia offra una opportunità di sviluppo per sperimentare». Di questo e molto altro si occuperà chi frequenterà il dottorato di ricerca sulle smart city alla Università degli Studi di Padova.

Notizia pubblicata il:

13/07/22