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Città senz’auto, il modello della Bicipolitana per non smettere di pedalare

L’Europa ha tracciato la strada: entro il 2035 il mercato del vecchio continente non potrà più ammettere alla vendita auto a benzina e a diesel. La novità è contenuta in un recente pacchetto approvato dal Parlamento Europeo: si tratta del Fit for 55, di cui vi avevamo già parlato, e col quale Bruxelles si impegna a tagliare del 55% le emissioni per poi azzerarle entro metà secolo. Per raggiungere questi obiettivi serve un mix di soluzioni, che tenga conto di tutte le attività umane nei vari settori, dall’agricoltura all’industria. D’altra parte c’è un capitolo sul quale ciascun cittadino può dare un contributo concreto e quotidiano: quello della mobilità. Con City Vision raccontiamo la trasformazione delle città intelligenti e, nella fattispecie, la bicicletta rappresenta ancora oggi una delle innovazioni più rivoluzionarie in grado di cambiare il volto tanto di capitali quanto di piccoli comuni.

Quando si parla di bicicletta non si può non discutere di ciclabili. In Italia la sensibilità delle amministrazioni è aumentata negli ultimi dieci anni, contribuendo a trasformare in ottica green interi quartieri. La Bicipolitana, tra le tante soluzioni a disposizione, è un modello che si sta facendo strada e che prende spunto dalle mappe della metropolitana, con tante linee colorate, ciascuna con capolinea e direzioni per attraversare o abbracciare una città. Pesaro, da questo punto di vista, si è affermata a livello nazionale per la sua rete di quasi cento chilometri. Come si vede nella mappa disponibile sul sito ufficiale, ci sono la linea mare che costeggia l’Adriatico, la linea 3 che segue il lungofiume, e le linee che si innervano nel centro storico. «Abbiamo bisogno di ripensare anche la mobilità delle nostre città. Ogni volta che ci muoviamo ci facciamo tre domande: qual è il mezzo più comodo, quello più veloce, quello meno costoso», ha detto Matteo Ricci, sindaco di Pesaro.

In Italia la percentuale di spostamenti in sella non è ancora a livelli europei: a livello nazionale non tocca il 5%, ma in molti comuni virtuosi questa pratica viene incentivata grazie anche alla presenza di percorsi chiari e sicuri. Un modello di Bicipolitana ambizioso in cantiere è quello di Milano, che con la recente presentazione del Biciplan Cambio vuole realizzare una ragnatela di ciclabili per collegare le periferie al centro. In totale quattro circonvallazioni e 16 radiali per rendere la bicicletta un mezzo competitivo e ridurre gli spostamenti in auto.

Nel 2017 anche Piacenza ha fatto i suoi primi passi in questo senso, col lancio del progetto Bicipolitana sul modello di Pesaro. Come si legge sulla stampa locale l’obiettivo è passare dagli 85 km attuali ai 230 km di piste ciclabili, rese poi più chiare sempre da quel modello di linee colorate, disegnate sia per un’utenza cittadina sia per i cicloturisti che da qui potrebbero proseguire, ad esempio, lungo l’argine del Po. Anche Firenze è sulla stessa linea d’onda: nel capoluogo toscano è dal 2018 che si parla di Bicipolitana: otto le linee con già studi di fattibilità approvati. Non si tratta di costruire da zero percorsi, ma di cucire tra loro quelli esistenti, rendendoli magari più chiari nella segnaletica. Tra i progetti infine più ambiziosi, almeno per quanto riguarda l’estensione della rete, c’è quello di Bologna, dove l’amministrazione punta a costruire un network che sfiora i 500 km di lunghezza (145 km sono già attivi).

Notizia pubblicata il:

21/06/22