Nei giorni scorsi, al MobilitARS di Bologna, è stata presentata la proposta di legge nazionale sulle città 30 in Italia. A promuoverla sono state le associazioni Legambiente, FIAB, Salvaiciclisti, Kyoto Club, Amodo, Clean Cities, Asvis, Fondazione Michele Scarponi. Il testo, disponibile a questo link, è stato redatto a cura di Andrea Colombo, ex assessore alla mobilità di Bologna ed esperto di mobilità sostenibile e sicurezza stradale. I proponenti hanno fatto sapere che il prossimo passaggio consiste nell’individuare parlamentari sensibili al tema, capaci di portare avanti la proposta e trasformarla in legge. Sulla mobilità e sui traporti la piattaforma City Vision si è occupata a più riprese, con temi che saranno centrali anche nella prossima edizione degli Stati Generali delle città intelligenti in programma a Padova il 10 e 11 ottobre. 

Città 30: cosa sono

Con questa proposta di legge per la prima volta viene introdotta in Italia una definizione normativa di città 30, che prevede quattro punti: l’applicazione generale del limite massimo di velocità di 30 km/h su tutte le strade urbane salvo soltanto quelle a scorrimento veloce a 50 km/h; l’adeguamento dell’infrastruttura stradale per la moderazione del traffico e della velocità; il rafforzamento dei controlli sul rispetto delle regole di comportamento in strada; campagne di educazione, informazione e comunicazione rivolte alla cittadinanza e a tutti gli utenti della strada.

Prendendo spunto dal codice della strada del Regno Unito, la proposta di legge introduce il principio di gerarchia delle responsabilità degli utenti della strada, secondo cui i conducenti dei veicoli che, per massa e velocità, possono causare i danni maggiori in caso di collisione, hanno la massima responsabilità di prendersi cura e ridurre il pericolo per gli utenti più vulnerabili della strada: questo vale in particolare per i guidatori di veicoli a motore tra loro in proporzione e verso gli utenti non motorizzati, e per i ciclisti verso i pedoni.

Il cuore della proposta dal punto di vista della regolazione è l’inversione fra regola ed eccezione nei limiti di velocità urbani rispetto ad oggi: al posto dei 50 km/h validi in generale salvo le “zone 30”, la norma in città diventano i 30 km/h (in tutte le strade classificate dai Comuni come di quartiere, interzonali e locali), salvo solo gli assi di scorrimento veloce a 50 km/h (strade che devono avere almeno quattro corsie, due per ogni senso di marcia).

I punti della proposta di legge

Sul piano tecnico, vengono eliminati limiti e autorizzazioni ministeriali per eseguire interventi di modifica fisica delle strade per far rallentare le macchine: potranno essere installati e realizzati liberamente, come avviene nel resto d’Europa, dossi e rialzi, pavimentazioni colorate, chicanes, restringimenti centrali o laterali della carreggiata, isole salvagente, ampliamenti dei marciapiedi.

Sul piano dei controlli, viene fortemente ampliata la possibilità di usare la tecnologia per i controlli. Gli autovelox potranno essere montati senza più autorizzazione del Prefetto e non più solo in caso di incidenti già avvenuti ma anche in via preventiva. L’uso delle telecamere viene esteso ad altre violazioni pericolose, come la guida al cellulare o la mancata precedenza sulle strisce pedonali.

Sul piano economico, viene stabilito che almeno il 15% dei fondi stanziati nel bilancio dello Stato per il Piano nazionale della sicurezza stradale dovranno essere destinati ogni anno ai Comuni specificamente per applicare la città 30, finanziando ad esempio la segnaletica e gli interventi infrastrutturali di moderazione del traffico e della velocità.

Sul piano regolatorio, viene data ai Comuni la facoltà di limitare il traffico, con ZTL e altre misure analoghe, non più soltanto per le tradizionali esigenze di tutela dall’inquinamento, ma anche per finalità preventive di riduzione della quantità e gravità di scontri e investimenti stradali in città, anche imponendo obblighi come l’installazione a bordo veicolo di sistemi di adattamento automatico della velocità ai limiti.

Sul piano educativo, i Comuni dovranno realizzare attività e campagne di educazione, informazione e comunicazione pubblica rivolte a tutta la cittadinanza e a tutti gli utenti della strada in materia di sicurezza stradale, di mobilità sostenibile e di applicazione della città 30.

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