Un chilometro di autonomia regalato ogni dieci secondi passati ad attendere il verde al semaforo. Siamo a Kashiwanoha, vicino a Tokyo, dove un progetto pilota guidato dall’Università di Tokyo sta sperimentando per la prima volta nel Paese un sistema di ricarica wireless per veicoli elettrici. I mezzi con tecnologia adeguata devono semplicemente transitare lungo la striscia di asfalto tech e ricevere un pizzico di energia per la batteria. L’obiettivo non è ovviamente quello di fare il pieno: in una città intelligente un sistema del genere diffuso su tutto il territorio urbano potrebbe d’altra parte ridurre la necessità di lunghe attese per le ricariche, tenendo sempre le batterie delle elettriche con una buona autonomia.

Al progetto dell’asfalto intelligente per la ricarica delle ecar ha partecipato anche il produttore di pneumatici Bridgeston. L’iniziativa è stata avviata in ottobre e durerà fino a marzo 2024, quando si avranno maggiori elementi per valutare la replicabilità della tecnologia. Una ricerca di McKinsey ha riferito che il nodo della ricarica è tra le questioni che frenano maggiormente le persone dall’acquistare un mezzo elettrico: con città però più attrezzate e punti di alimentazione diffusi perfino per far rifornimento in movimento si ridurrebbe il timore di dipendere da poche stazioni a disposizione. Sul sito di City Vision ci siamo già occupati di un progetto analogo in Italia: lungo l’autostrada BreBeMi, in Lombardia, una striscia di asfalto di 1 km ospita il Dynamic Wireless Power Transfer al di sotto del manto stradale e garantisce la ricarica in movimento.

La sfida della transizione energetica comporta sì cambiamenti nelle abitudini individuali, ma anche le città devono fare la loro parte. In Giappone il progetto pilota di Kashiwanoha sembra andare nella direzione di realtà urbane sempre più attrezzate per accogliere mezzi green. Nel caso in cui l’asfalto tech dovesse funzionare, a quel punto il comune giapponese potrebbe estenderlo in maniera capillare sul territorio, venendo incontro anzitutto alla ricarica del trasporto pubblico, i cui mezzi macinano molti più chilometri giornalieri rispetto alle auto private.

 

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